Il colore viola è film del 1985, diretto da Steven Spielberg e devo dire che mi ha colpito molto, al contrario di quelle che erano le mie aspettative. Non si tratta del classico film “vecchio”, che uno guarda perché obbligato dalla scuola: è una storia che ti prende e ti rimane addosso.
La protagonista, Celie, è una ragazza afroamericana che vive nel Sud degli Stati Uniti nei primi anni del Novecento. La sua vita è un incubo: subisce violenze, viene separata dalla sorella e poi costretta a un matrimonio terribile con un uomo che la tratta come una schiava. All’inizio Celie sembra quasi senza voce, impotente dinanzi a tutto quello che le succede. Ma è proprio questo che rende forte la sua trasformazione durante il film. Ci sono momenti durissimi, ma vengono alternati a scene piene di umanità, di ironia, e a volte anche di musica. E poi ci sono dei personaggi secondari che ti entrano nel cuore, come Shug, una cantante fortissima e indipendente che aiuta Celie a scoprire se stessa.
La fotografia è bellissima: colori caldi, luci che rendono il paesaggio incredibile. Forse è proprio qui il senso del titolo: il “colore viola” è qualcosa di bello e prezioso che rimane visibile anche in mezzo a una vita piena di dolore, come se fosse un invito a non perdere mai la speranza. Danny Glover e Whoopi Goldberg offrono interpretazioni super intense. Whoopi, soprattutto, riesce a far vedere tutta l’evoluzione di Celie, da ragazza spaventata a donna consapevole e determinata. Guardando il film é impossibile non tifare per lei. Se proprio dovessi trovare un difetto, forse alcune parti sono un po’ lente e appesantiscono leggermente il film. Però nel complesso si tratta di una pellicola che ti lascia qualcosa, ti fa pensare a quanto sia importante il rispetto, la forza interiore e il legame tra le persone. Uno di quei film che, quando finisce, ti lascia in silenzio per un momento. E per me, questo è sempre un buon segno.
Sebastiano Cicchitti

