Fa caldo stamattina, si preannuncia una giornata di sole cocente. E’ giugno, gli esami di maturità iniziano domani.
Varco la soglia del carcere insieme ad una collega di italiano che conosco poco.
Mi piace il suo modo di parlare, materno, responsabile, pieno di voglia di fare. Ha fatto mezz’ora di autostrada per esserci, gratis, solo per amore dei suoi ragazzi ristretti. E’ educata, misurata, ha gli occhi buoni e il tono della voce dolce. Qui sono indispensabili queste doti.
Attraversiamo insieme la recinzione, lunga e assolata. Dopo cinque blindati entriamo a scuola. Ci invade la luce delle finestre. Ogni volta che sono stata qui ho dimenticato di essere in carcere.
Insegnare mi appassiona da sempre. Sono figlia d’arte, così si dice quando chi ti ha messo al mondo viveva la scuola come un posto in cui lavorare con gioia.
Alessandro e Antonio ci aspettano. Non sono stati miei alunni, oggi sono un’accompagnatrice intrusa che li ascolterà esporre gli argomenti d’esame. E’ necessario ripassare per fare bella figura.
Disegno un grafico alla lavagna e iniziamo. I perché in matematica sono d’obbligo. Alessandro si difende bene, ma è agitato, maschera la tensione con continui sorrisi. E’ molto bello. Denti bianchissimi, capelli neri e una lunga barba.
“Quanti anni mi dà prof?”
“Ventisette?” dico io.
“Ne ho ventiquattro”
“I miei figli oggi ne compiono 24”
“Auguri prof!”
Ringrazio e penso a quanto sia vero che la nascita è un caso.
Alessandro spiega Pirandello con una proprietà di linguaggio che commuove la sua docente di italiano e io sono felice di partecipare a questa gioia. Vivo un esempio raro di dedizione alla scuola.
Alessandro introduce i regimi totalitari della storia, la Costituzione, parla delle società di capitali in un inglese fluente, con una pronuncia invidiabile.
Piano piano conosco qualcosa di lui. E’ napoletano, di Secondigliano. Famiglia benestante, molto numerosa. Faceva il pizzaiolo all’estero. Guadagnava molto bene.
Mi sono sempre chiesta, fin dal primo giorno di insegnamento in carcere, quattro anni fa, il perché di tanti errori: come si può finire in posti come questo? Dove sta la falla? Desiderio di una ricchezza veloce? Mancanza di cure genitoriali? Scuole di base fatte male?
Il mio modo di ragionare, che, a detta di chi mi conosce, segue sempre una logica matematica, mi spinge ad indagare sulle cause, a voler capire i perché. Mi dicono tuttavia che non sempre c’è una spiegazione.
Io non condivido: ci deve essere per forza un motivo che spinge le persone a deviare dalla strada della vita onesta.
Cerco di capirlo chiedendo proprio ad Antonio e ad Alessandro.
Alessandro è vago, non si fida, è schivo: dice che a volte le circostanze non permettono di scegliere. Non incolpa la famiglia. Io non capisco cosa voglia dire. Poi penso che sia normale la sua diffidenza. Non mi conosce.
Parla della fidanzata storica che lo aspetta fuori, che non lo ha mai abbandonato.
Riferendosi a lei dice: “Sono fortunato”.

Pierangela Dell’Oglio

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