Quando, nell’agosto scorso, il Ministero dell’Istruzione Valditara ha annunciato lo stanziamento di 25 milioni da destinare alla scuola in carcere, la comunicazione istituzionale ha parlato di “svolta”, “attenzione ai fragili”, “diritto allo studio garantito a tutti”. A distanza di mesi, però, di quella svolta non si vede traccia. I decreti (insieme a quello per la scuola carceraria ce n’era anche uno per 20 milioni destinati all’istruzione ospedaliera) sono stati firmati, i fondi esistono sulla carta, ma l’avviso pubblico che avrebbe dovuto raccogliere i progetti delle scuole non è mai arrivato. E senza quell’avviso, tutto resta bloccato.
La scuola in carcere continua a lavorare con organici ridotti, spazi insufficienti e una dispersione scolastica altissima. Il paradosso è evidente: si parla di “non lasciare indietro nessuno”, ma proprio gli studenti più fragili sono i primi a essere lasciati in sospeso. Le scuole avevano iniziato a preparare progetti, convinte che il bando fosse imminente. Ora attendono, senza sapere se quei soldi arriveranno davvero o se finiranno nel limbo delle promesse non mantenute.
Alessio Di Carlo

