L’istituzione ospitante è certamente da apprezzare nel momento in cui si adopera nel favorire, per ogni ordine e grado, un processo di scolarizzazione dei ragazzi che vivono l’angustia e l’angoscia dello status di recluso.

La scuola è il luogo ove interagire con l’esterno per apprendere conoscenze scientifiche di ogni genere cosi da maturare una nuova coscienza culturale e critica.

Eppure la legge cardine Incentiva questo altissimo tipo di attività in favore della popolazione degente la quale in tale maniera godrà dei benefici ideologici al fine di compiere percorsi reali in reinserimento nella collettività.

Tuttavia sono maturati, seppur la scolarizzazione appaia la migliore redenzione per la rieducazione del detenuto, un senso di poca partecipazione e apatia rispetto all’iniziativa promossa in quanto è probabile che sussista il desiderio, in capo ad ognuno, di conservarne il proprio status. E ciò in ragione di qualche sentimento di sofferenza che interdice ogni coinvolgimento emotivo e didattico.

Qui si vive nella taciturnità di evitare l’acquisizione di cognizioni tecniche e scientifiche propedeutiche ad un lavoro proficuo esterno e un modus operandi di tipo. obbligato che non lascia spazio alla divagazione minima di stampo comunicativo e partecipativo.

La coscienza dell’internato è alimentata da riflessione eterogenea che, purtroppo, il docente può solo ipotizzare in maniera poco realistica.

Certamente la negavità che pervade il ristretto è comprensibile, visto il ricordo della libertà che poco si concilia con l’interesse alla conoscenza di nuovi orizzonti formativi e eventualmente professionali, che restano complementari, con la fragilità che questo mondo offre ai suoi abitanti.

Frequentando la scuola, lo studente detenuto potrà di certo evitare l’autopercezione e l’autodepressione che lo assilla nei rapporti con se stesso, quali patologie generate dalla perdita di dignità che in questo luogo si respira.

E’ compito del docente quello di inculcare il senso della novità nella psiche dell’alunno acchè questi possa assicurarsi, a futura memoria una nuova capacità di agire con senso delle regole e della civica educazione al rispetto degli altri attori della società umana. Solo la cultura allontana l’uomo dal male del momento in cui sente il peso dell’educazione scolastica come parametro dell’agire e dell’ essere.

Infine un ringraziamento ai docenti della scuola circondariale di Pescara per inculcarci il senso della novità e consentirci di scacciare via il pensiero del male.

Tempest

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