A Marco brillano gli occhi quando racconta. Ci sono episodi del suo passato che rivive
sorridendo, come questo.
Dietro le cucine del carcere di San Donato c’era un orto e lì una gatta randagia aveva partorito
tre micetti. Capito che avrebbe potuto cibarsi con gli avanzi lanciati dai detenuti, aveva deciso di
rimanere. Nei giorni a venire i tre cuccioli, due maschi e una femmina, erano diventati
autonomi. I due del sesso forte erano molto più grossi della sorella, a cui prepotentemente
lasciavano sempre molto poco cibo.
Un giorno Alessandro, in carcere ormai da diversi anni per un omicidio a suo carico, arrivò di
corsa in contabilità, dove Marco sbrigava i suoi compiti di detenuto lavoratore. Aveva molta
fretta.
Marco, guarda cosa ho trovato!
Dalla tasca della sua felpa adidas nera usciva un ciuffetto di lungo pelo grigio.
Alessa’! Cos’hai preso? Un topo?
No, no, ma devo tornare subito in cella, ci vediamo dopo!
Marco era molto incuriosito. Alessandro era scappato, preoccupato che dalla sua tasca potesse
uscire un miagolio, difficile da giustificare con le guardie!
All’una, tornati tutti in cella, Marco, Alessandro e Davide si erano dedicati alla novità del giorno:
una tenerissima gattina, battezzata Cleopatra, avrebbe allietato le loro giornate.
Bisognava riorganizzare lo spazio per ospitare l’imperatrice.
Per la toilette si pensò ad un contenitore di plastica, che fu tagliato e focato. Ma la sabbietta???
Marco escogitò di sostituirla con sottili striscioline di giornale, tagliate piccole, piccole in modo
da consentire alla gatta di raspare e seppellire i suoi bisogni.
Cleopatra gradì subito l’invenzione.
Nascosero quindi la lettiera in bagno.

Durante la notte, la guardia di turno controllò con la torcia, come al solito, tutte le celle, per
vedere se i detenuti dormissero e che fosse tutto normale. Al mattino chiamò Marco.
Che dici Appunta’?
Vedi che c’avete un topo in stanza!
Impossibile Appunta’! Qua noi puliamo sempre!
Vedi che ci sta un topo, stanotte l’ho visto!
Marco capì subito. L’appuntato aveva illuminato la stanza e con la torcia aveva spaventato la
piccola Cleopatra, che per la seconda volta quel giorno era stata scambiata per un topo! Povera
imperatrice!

Nei giorni seguenti la gatta si affezionò a Marco, con un po’ di gelosia da parte di Alessandro,
che l’aveva scelta per sè.
Piano, piano tutta la sezione seppe della sua presenza. I detenuti le portavano cose buone da
spiluccare: pezzetti di parmigiano, carne e perfino salmone!
Anche le guardie avevano accettato la gatta, al punto che, prima di entrare, chiedevano a Marco
di prenderla in braccio per non spaventarla.

Trascorso qualche mese, i ragazzi decisero di non costringerla a stare sempre chiusa in cella.
Pazientemente tagliarono un buco nella rete esterna alle sbarre, per consentirle di entrare ed
uscire dalla loro finestra.
Così Cleopatra al mattino usciva, girovagava nel cortile del carcere e nell’orto e poi rientrava nel
pomeriggio, quando i suoi compagni di cella tornavano dai turni interni di lavoro. A quel punto
subiva la pulizia certosina delle zampe e delle unghie con cotton fioc’ e Lisoform per poter
accedere al letto di Marco.
Cosa ne è stato di lei “dopo”? – Chiedo a Marco.
Mi hanno detto che quando sono stato trasferito lei è ritornata dall’orto ancora un paio di
volte, ma quando ha capito che non c’ero più è andata via anche lei.
Guarda lontano Marco, soffiando via il fumo della sua sigaretta, che forse lo consola un pochino
dal ricordo, ancora vivo, di tanta sofferenza.

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